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Psion Revo

di Stefano Lugli

Look da portacipria, dimensioni e peso da vetero agenda elettronica, non più di 64k. Eccolo il Revo recapitato in meno di sei giorni (quattro lavorativi) dal fattorino della posta celere dopo l’ordine presso Clove Technologies.

 Livrea di plastica bluette, copri-cerniera in alluminio satinato: un oggettino che già al primo impatto prende le distanze dallo stile austero-funzionale, al quale ci aveva abituato la casa inglese. 245 sterline, più 10 di spedizione, sono il costo dello sfizio di toccare con mano il fratello minore del Mx destinato a fare da presente per la mia signora, odontoiatra oltre che madre di famiglia, perennemente dispersa fra pazienti fantasma, sedute che saltano, schede e anamnesi che pervicacemente rifiutano di compilarsi da sole, liste della spesa che giocano a nascondino fra tasche senza fondo e borse sformato valigia. La sorpresa sembra riuscita (dopo avermi gratificato per mesi di occhiate assassine ogni qual volta tiravo fuori della custodia il mio S5 ora la scopro ad accarezzare con sguardo quanto meno interrogativo l’“ufo” che ho proditoriamente infiltrato nella sua vita). Se lo scopo era quello di portare un vago senso d’ordine in quest’universo femminino in perenne entropia nutro invece dubbi di averlo conseguito. Però qualcosa mi dice che la new entry nell’universo virtuale di casa, composto da due PC (uno domestico e uno a studio, entrambi rigorosamente degradati alla funzione di una Lettera 22 per l’uso testi) oltre che dal già citato Mx, resterà a lungo in famiglia, come d’altronde  sul mercato dell’elettronica da lavoro e da svago. Pertanto rispondo con piacere alla richiesta di Filippo Zerboni  di scrivere queste note, nella speranza, se non altro, che possano servire a offrire uno spunto di riflessione a chi, bombardato dalle ultime novità di casa Epoc, si dibatte fra la fedeltà ai vecchi amori e la tentazione di cedere a più giovani e affascinanti sirene. L’unica avvertenza che rivolgo a chi mi ha seguito fin qui è quella di non prendere sul serio quelle che per il sottoscritto, giornalista professionista, psionista praticante da almeno cinque anni, assolutamente illetterato quanto ad informatica  - ho scoperto Internet e, questa comunità virtual-Epocale, da meno di un semestre -sono e restano semplici osservazioni, da archiviare col beneficio d’inventario.

Dunque, la prima e direi l’unica nota negativa l’ho accusata al momento di scartare il pacchetto con i fiocchi di polistirolo profusi a piene mani da Criss Love.  La scatola appariva il doppio di quella del Mx, arrivato per le stesse vie qualche mese prima, e pesava anche di più. Il packaging scelto da Psion si sviluppa infatti in  senso verticale,  col Revo in cima (accidenti, a prenderlo in mano la prima volta sembra veramente un organizer, vien da chiedersi se valesse la spesa!), la docking station (splendida,  un’onda di metallo pressofuso verniciata a fuoco dello stesso grigio-blu del palmtop) e, a seguire come in un club-sandwich, il manuale, il Cd con la versione di Psiwin 2.3 “revizzata”, la  garanzia, la confezione con l’alimentatore esterno da connettersi direttamente alla presa posteriore del palmtop, oppure, udite udite,  all’apposito foro dietro la rosa dei pin nella seriale.  A dare la sensazione di grevità non era comunque certo il palmare, pronto a scomparire nel taschino di una camicia, ma l’adattatore Ac ben più ingombrante di quello a scatoletta di fiammiferi  a corredo del S5.  L’aggeggio “Made in Cina” pesa  a occhio e croce 250 grammi, ed è dotato di tre temibili punte sfondatasche, assolutamente incompatibili con ogni presa europea. Trovare la spina di conversione è stata un’impresa riuscita solo al prezzo di un viaggio in un negozio specializzato nei pressi della stazione ferroviaria. Ma a rendere la faccenda assai più preoccupante è la possibilità, tutt’altro che remota, di doverselo trascinare dietro perdendo i benefici del scelta di un computer peso-piuma. Infatti all’atto pratico la durata dell’accumulatore interno del  Revo non sembra superare i due o tre giorni, di uso saltuario, a anche se, come per tutte le batterie ricaricabili, c’è necessità di qualche ciclo di rodaggio prima di raggiungere la piena capacità, l’autonomia del nostro appare ben distante da quella del Mx o del S5. 

Detto ciò, per ritrovare la sensazione di essere in casa Psion,  fra scelte frutto di scarse concessioni alla moda e tanta razionalità, è bastato aprire il guscio del Revo. Il logo Epoc campeggia sullo schermo, del solito indefinibile grigio verdino, ma invece della cartella di Sistema la pagina iniziale si apre al sotto-menù Today che offre, in un unico colpo d’occhio, agenda giornaliera, lista To-do, stato della batteria, condizione e impostazione del link (off, infrared o cable),  quattro pulsanti che rinviano immediatamente allo screen di sistema, al control panel, casella con ora e data correnti. Insomma tutta una serie di manovre e tappeggiamenti , risparmiati. 
Nel segno della tradizione anche le barre degli strumenti, quella superiore a scomparsa e quella inferiore, con le iconcine delle applicazioni residenti: tredici in tutto, compresa la nuovissima My Phone, che ricalca l’apprezzatissimo  Phone manager, in uno stile glamour, un po’ da fumetto. 
Il sistema operativo non tradisce mai alcuna incertezza,  anzi si mostra tetragonamente refrattario ai crash e un’intera mattinata trascorsa ad inzepparlo di programmi rastrellati su Internet,  alcuni dedicati (fra cui l’ottimo Abp-bank) e molti ancora nella versione per l’S5 (Sysback, MMU, Compactor, Crypto, e l’impagabile - infatti è freeware! – Codfis, di Roberto Ghignone) non sono riusciti a metterlo in crisi. Anzi ha continuato a funzionare regolarmente, con la sola limitazione, dello schermo 460x60 pixel che riduce l’impiego di alcune tabelle e grafiche. 
Proprio quest’ultimo causerà più di un rigurgiti di rabbia a più di uno psionista di lungo cabotaggio.  Nonostante l’assenza della retroilluminazione  testi e immagini sono chiaramente leggibili in ogni condizione e, al ritorno al vecchio palmtop, si ha inevitabilmente la sensazione di aver perso qualche diottria. 
Anche la tastiera, a prima vista  accessibile esclusivamente a dattilografe dodicenni di razza caucasica, dopo un  po’ di allenamento si rivela resistente, senza incertezze, esente da false battute, forse più sensibile di quella del Mx , mentre il “click” attivabile a comando dal solito Contro Panel, voce “Sounds”, aiuta a dimenticare la mancanza d’escursione dei tasti.  Per contro gli  8 mega, non espandibili, sono scarsi per un uso professionale, soprattutto con le versioni più recenti di molti programmi divora-memoria. Con 7 applicazioni aggiuntive, il Web brownser installato, e un bel po’ di database medici nella cartella Documents,  in un solo  giorno di trapestio ho consumato il 39% della memoria disponibile. 
Infine mancano jotter e grafica: così il mio tentativo di inserire un oggetto - una chiostra dentaria stilizzata, in un database di pazienti- è naufragato apparentemente senza possibilità di appello.  Assenti anche il registratore vocale (impensabile senza flash-card  e con gli attuali consumi per byte-secondo) e il fax. Quest’ultima  scelta però, sembrata frutto non di una politica rinunciataria ma piuttosto di una visione strategica della Casa Madre che considera il Revo  - sempre stando ai rumours della rete – uno strumento di punta per la conquista di una nuova fascia d’utenza , la connected-generation, tutta telefonino, e-mail ed sms. In un futuro iper-connesso fatto di servizi on-line e di programmi on-demad anche  memorie, dati personali, e archivi potrebbero essere reperibili al prezzo di una semplice telefonata alle proprie caselle, senza aggravare memorie e software. 
Concludendo: sono tutt’altro che pentito della scelta, se non altro mi mette in condizioni di parità quando cerco la scusa per isolarmi e giocare con il mio Mx, ritengo però che per un uso professionale l’elasticità e la completezza del 5, in entrambe le versioni attualmente disponibili sul mercato,  siano ancora da preferirsi. 
La vita però non è fatta solo di scelte razionali e il Revo, in questo, ha un indiscutibile appeal. Un unico dubbio: cosa succederà quando, nel volgere di tre anni secondo il libretto di istruzioni, ahimè l’accumulatore interno ci abbandonerà?

Per conoscere le caratteristiche tecniche del Revo clicca qui

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