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Look
da portacipria, dimensioni e peso da vetero agenda
elettronica, non più di 64k. Eccolo il Revo
recapitato in meno di sei giorni (quattro lavorativi)
dal fattorino della posta celere dopo l’ordine
presso Clove Technologies.
Livrea
di plastica bluette, copri-cerniera in alluminio
satinato: un oggettino che già al primo impatto
prende le distanze dallo stile austero-funzionale, al
quale ci aveva abituato la casa inglese. 245 sterline,
più 10 di spedizione, sono il costo dello sfizio di
toccare con mano il fratello minore del Mx destinato a
fare da presente per la mia signora, odontoiatra oltre
che madre di famiglia, perennemente dispersa fra
pazienti fantasma, sedute che saltano, schede e
anamnesi che pervicacemente rifiutano di compilarsi da
sole, liste della spesa che giocano a nascondino fra
tasche senza fondo e borse sformato valigia. La
sorpresa sembra riuscita (dopo avermi gratificato per
mesi di occhiate assassine ogni qual volta tiravo
fuori della custodia il mio S5 ora la scopro ad
accarezzare con sguardo quanto meno interrogativo
l’“ufo” che ho proditoriamente infiltrato nella
sua vita). Se
lo scopo era quello di portare un vago senso
d’ordine in quest’universo femminino in perenne
entropia nutro invece dubbi di averlo conseguito. Però
qualcosa mi dice che la new entry nell’universo
virtuale di casa, composto da due PC (uno domestico e
uno a studio, entrambi rigorosamente degradati alla
funzione di una Lettera 22 per l’uso testi) oltre
che dal già citato Mx, resterà a lungo in famiglia,
come d’altronde sul mercato dell’elettronica
da lavoro e da svago. Pertanto rispondo con piacere
alla richiesta di Filippo Zerboni di scrivere
queste note, nella speranza, se non altro, che possano
servire a offrire uno spunto di riflessione a chi,
bombardato dalle ultime novità di casa Epoc, si
dibatte fra la fedeltà ai vecchi amori e la
tentazione di cedere a più giovani e affascinanti
sirene. L’unica avvertenza che rivolgo a chi mi ha
seguito fin qui è quella di non prendere sul serio
quelle che per il sottoscritto, giornalista
professionista, psionista praticante da almeno cinque
anni, assolutamente illetterato quanto ad informatica
- ho scoperto Internet e, questa comunità
virtual-Epocale, da meno di un semestre -sono e
restano semplici osservazioni, da archiviare col
beneficio d’inventario.
Dunque,
la prima e direi l’unica nota negativa l’ho
accusata al momento di scartare il pacchetto con i
fiocchi di polistirolo profusi a piene mani da Criss
Love. La scatola appariva il doppio di quella
del Mx, arrivato per le stesse vie qualche mese prima,
e pesava anche di più. Il packaging scelto da Psion
si sviluppa infatti in senso verticale,
col Revo in cima (accidenti, a prenderlo in mano la
prima volta sembra veramente un organizer, vien da
chiedersi se valesse la spesa!), la docking station
(splendida, un’onda di metallo pressofuso
verniciata a fuoco dello stesso grigio-blu del
palmtop) e, a seguire come in un club-sandwich, il
manuale, il Cd con la versione di Psiwin 2.3
“revizzata”, la garanzia, la confezione con
l’alimentatore esterno da connettersi direttamente
alla presa posteriore del palmtop, oppure, udite
udite, all’apposito foro dietro la rosa dei
pin nella seriale. A dare la sensazione di
grevità non era comunque certo il palmare, pronto a
scomparire nel taschino di una camicia, ma
l’adattatore Ac ben più ingombrante di quello a
scatoletta di fiammiferi a corredo del S5.
L’aggeggio “Made in Cina” pesa a occhio e
croce 250 grammi, ed è dotato di tre temibili punte
sfondatasche, assolutamente incompatibili con ogni
presa europea. Trovare la spina di conversione è
stata un’impresa riuscita solo al prezzo di un
viaggio in un negozio specializzato nei pressi della
stazione ferroviaria. Ma a rendere la faccenda assai
più preoccupante è la possibilità, tutt’altro che
remota, di doverselo trascinare dietro perdendo i
benefici del scelta di un computer peso-piuma. Infatti
all’atto pratico la durata dell’accumulatore
interno del Revo non sembra superare i due o tre
giorni, di uso saltuario, a anche se, come per tutte
le batterie ricaricabili, c’è necessità di qualche
ciclo di rodaggio prima di raggiungere la piena
capacità, l’autonomia del nostro appare ben
distante da quella del Mx o del S5.
Detto
ciò, per ritrovare la sensazione di essere in casa
Psion, fra scelte frutto di scarse concessioni
alla moda e tanta razionalità, è bastato aprire il
guscio del Revo. Il logo Epoc campeggia sullo schermo,
del solito indefinibile grigio verdino, ma invece
della cartella di Sistema la pagina iniziale si apre
al sotto-menù Today che offre, in un unico colpo
d’occhio, agenda giornaliera, lista To-do, stato
della batteria, condizione e impostazione del link
(off, infrared o cable), quattro pulsanti che
rinviano immediatamente allo screen di sistema, al
control panel, casella con ora e data correnti.
Insomma tutta una serie di manovre e tappeggiamenti ,
risparmiati.
Nel segno della tradizione anche le barre degli
strumenti, quella superiore a scomparsa e quella
inferiore, con le iconcine delle applicazioni
residenti: tredici in tutto, compresa la nuovissima My
Phone, che ricalca l’apprezzatissimo Phone
manager, in uno stile glamour, un po’ da fumetto.
Il sistema operativo non tradisce mai alcuna
incertezza, anzi si mostra tetragonamente
refrattario ai crash e un’intera mattinata trascorsa
ad inzepparlo di programmi rastrellati su Internet,
alcuni dedicati (fra cui l’ottimo Abp-bank) e molti
ancora nella versione per l’S5 (Sysback, MMU,
Compactor, Crypto, e l’impagabile - infatti è
freeware! – Codfis, di Roberto Ghignone) non sono
riusciti a metterlo in crisi. Anzi ha continuato a
funzionare regolarmente, con la sola limitazione,
dello schermo 460x60 pixel che riduce l’impiego di
alcune tabelle e grafiche.
Proprio quest’ultimo causerà più di un rigurgiti
di rabbia a più di uno psionista di lungo cabotaggio.
Nonostante l’assenza della retroilluminazione
testi e immagini sono chiaramente leggibili in ogni
condizione e, al ritorno al vecchio palmtop, si ha
inevitabilmente la sensazione di aver perso qualche
diottria.
Anche la tastiera, a prima vista accessibile
esclusivamente a dattilografe dodicenni di razza
caucasica, dopo un po’ di allenamento si
rivela resistente, senza incertezze, esente da false
battute, forse più sensibile di quella del Mx ,
mentre il “click” attivabile a comando dal solito
Contro Panel, voce “Sounds”, aiuta a dimenticare
la mancanza d’escursione dei tasti. Per contro
gli 8 mega, non espandibili, sono scarsi per un
uso professionale, soprattutto con le versioni più
recenti di molti programmi divora-memoria. Con 7
applicazioni aggiuntive, il Web brownser installato, e
un bel po’ di database medici nella cartella
Documents, in un solo giorno di trapestio
ho consumato il 39% della memoria disponibile.
Infine mancano jotter e grafica: così il mio
tentativo di inserire un oggetto - una chiostra
dentaria stilizzata, in un database di pazienti- è
naufragato apparentemente senza possibilità di
appello. Assenti anche il registratore vocale
(impensabile senza flash-card e con gli attuali
consumi per byte-secondo) e il fax. Quest’ultima
scelta però, sembrata frutto non di una politica
rinunciataria ma piuttosto di una visione strategica
della Casa Madre che considera il Revo - sempre
stando ai rumours della rete – uno strumento di
punta per la conquista di una nuova fascia d’utenza
, la connected-generation, tutta telefonino, e-mail ed
sms. In un futuro iper-connesso fatto di servizi
on-line e di programmi on-demad anche memorie,
dati personali, e archivi potrebbero essere reperibili
al prezzo di una semplice telefonata alle proprie
caselle, senza aggravare memorie e software.
Concludendo: sono tutt’altro che pentito della
scelta, se non altro mi mette in condizioni di parità
quando cerco la scusa per isolarmi e giocare con il
mio Mx, ritengo però che per un uso professionale
l’elasticità e la completezza del 5, in entrambe le
versioni attualmente disponibili sul mercato,
siano ancora da preferirsi.
La vita però non è fatta solo di scelte razionali e
il Revo, in questo, ha un indiscutibile appeal. Un
unico dubbio: cosa succederà quando, nel volgere di
tre anni secondo il libretto di istruzioni, ahimè
l’accumulatore interno ci abbandonerà?
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