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Costruire un alimentatore da rete

 di Carlo Beciani

E' da più di due mesi che cerco l'alimentatore originale da rete elettrica per lo PSION 5MX ma è un oggetto più che raro: ho telefonato innumerevoli volte a tutti i rivenditori di palmari Psion della mia città ma senza successo. 

Date le difficoltà di reperimento ho iniziato a prendere in considerazione l'idea di trovare qualche cosa di compatibile e possibilmente anche più economico.

Nel manuale del 5MX (pag. 203) è riportata la tipologia dell'alimentatore opzionale consigliato: 6Vcc +/-10% 1A; dalla semplice considerazione che lo PSION é alimentato da due pile alcaline -che normalmente hanno una capacità massima di 1800mA/ora che consente un funzionamento di circa trenta ore- mi è sembrato eccessivo dover disporre di una correte (1A) così elevata. Si è reso quindi necessario conoscere l'effettivo assorbimento di corrente dello PSION nei modi d'uso più gravosi (retro illuminazione inserita e o disco esterno installato).

Ho provveduto ad alimentare lo PSION con un alimentatore stabilizzato da laboratorio, tarato su una tensione di 6,0Vcc. Ho quindi misurato l’assorbimento con un milliamperometro digitale, ne è risultato che il mio PSION 5MX ha assorbito, nelle varie condizioni:

  • Solo spia verde accesa, macchina spenta: 11mA

  • All’accensione dello PSION si ha un picco di massimo d'assorbimento di 110mA

  • Menu principale visualizzato, senza alcun tipo d’utilizzo: 40mA

  • Apertura di un file qualsiasi, si ha un picco massimo d'assorbimento di 110mA

  • Assorbimento medio durante la scrittura di un testo: 45mA

  • Accensione della retro-illuminazione dello schermo: 30mA, da aggiungere a quanto già assorbito dallo PSION.

 

Come si può vedere l'assorbimento massimo non raggiunge mai i 200mA, quindi quanto dichiarato dalla Casa costruttrice appare decisamente eccessivo. Ho perciò ritenuto che mantenendo un buon margine di riserva di corrente, senza stressare i circuiti dell'alimentatore, una corrette massima di 500mA più che sufficiente per un uso continuato.

Ho in primo luogo scartato la soluzione degli alimentatori da rete multi-tensione -quelli per intenderci con il classico commutatore per la selezione della tensione- e quella del trasformatore sia per evitare il problema di eventuali sovratensioni, nel caso di rottura dei diodi di rettifica della tensione alternata o di un’errata impostazione del commutatore di selezione della tensione sia per il loro eccessivo peso (mediamente 250 gr.). 

Ho però pensato che i carica batteria per telefoni cellulari (che sono a tutti gli effetti degli alimentatori), avrebbero potuto rappresentare una valida alternativa. In particolare quelli di ultima generazione sono di tipo switch ed oltre ad essere leggerissimi (circa 50 gr.) sono generalmente protetti contro le sovratensione in uscita, infatti, in caso di rottura del circuito interno, la tensione va automaticamente a 0 volt..

In un negozio di telefonia di Roma ho trovato finalmente quello che faceva al mio caso: un carica batteria compatibile per telefoni cellulari SIEMENS C25/35 della società CENTRE Cellular Phone Accessories. Il carica batteria da me scelto ha le seguenti caratteristiche tecniche: 

  • Tensione d'ingresso 110-220 volt. (ottimo nel caso di soggiorno in paesi esteri ove la tensione di rete è di 110 volt ansi ché 220 volt), 

  • Tensione d'uscita 6 volt a 500mA. 

L'unica cosa che necessita di un intervento manuale è chiaramente il connettore d'uscita che in questo caso è quello dei telefoni SIEMENS: in 5 minuti e con una spesa di 2000 lire ho sostituito il connettore e misurato la correttezza della tensione in uscita, sia a vuoto sia con un carico resistivo che simulasse lo PSION: il comportamento è risultato perfetto (per gli esperti, ho esaminato la tensione anche con un oscilloscopio e non ho rilevato niente di anomalo).

Come ho avuto modo di sottolineare, gli alimentatori di tipo SWTCH sono generalmente protetti contro il cortocircuito in uscita ed anche quello da me suggerito lo è, infatti nel caso di corto circuito la tensione va automaticamente a 0 Volt ed il led presente su di esso che ne indica il corretto funzionamento, da verde diventa rosso. Uguale comportamento si ha con i sovraccarichi: ho infatti tentato di assorbire più dei 500mA ma in questo caso la tensione è caduta a 0 volt.

Ultimo e decisivo passo è stato connettere lo PSION all’alimentatore e alimentare il nostro “gioiellino” da rete, il risultato è stato perfetto! Un’ulteriore verifica del corretto funzionamento dell'alimentatore "fatto in casa", (qualcuno dirà che essa è empirica però indica che l’alimentatore non è sovraccaricato), è stata il controllo, dopo un'ora d’uso continuo con l'illuminazione accesa, ovvero con il massimo assorbimento possibile, della temperatura raggiunta dall'alimentatore, bene esso è rimasto completamente freddo.

I costi: £ 39.000 per il carica batteria e £ 2.000 per il connettore, contro le 65.000 dell'originale: un bel risparmio!

Io ho usato l'alimentatore sopra descritto, ma ritengo che anche altre marche siano altrettanto valide, l'importante è che esso sia del tipo switch (controllate che sia leggero con un peso massimo di 80 gr.) e che se ne controlli la tensione di funzionamento a vuoto prima di connettore lo PSION.

Quanto qui esposto é indirizzato a tutte le persone che hanno un pò di pratica ed esperienza con il saldatore a stagno e dispongono di un volmetro magari digitale, per tanto non mi assumo alcuna responsabilità in caso rotture causate da errate connessioni, o di danneggiamenti sia dello PSION che dell'alimentatore ex carica batterie.

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